La pranoterapia è la cosa più vicina alla natura che io conosca

 

“Ci sono tanti modi per vincere una partita, quante sono le partite da giocare. Puoi fare più punti, tagliare il traguardo per primo, fare scacco matto. Qualsiasi sia il gioco mi chiedo sempre se ciò cui aspiro sia proprio ciò che desidero. L’obbligo di vincere pesa sul nostro cuore troppo spesso. Se arrivare primo mi impedisse di scriverti questo messaggio, non vorrei mai il primato”.

La grande alleanza delle api (blog)

Paure e personaggio

Le parole creano o distruggono e non solamente perché esse possono divenire così taglienti da ferire.
Esse ci distruggono anche quando sono vuote, anzi, proprio in questo caso sono come un boomerang che torna indietro e ci “affetta”.
Le parole vuote sono parole di paura, non di potere. Esse parlano di quella distanza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, o che dobbiamo essere, di come potremmo essere più desiderabili. Dire che il personaggio, la maschera ci somiglia, significa considerare l’essere umano come un monolite. In realtà ci sono tanti noi dentro di noi, ognuno con le sue strategie vitali, affinate per farsi amare e accettare. Quando subiamo la tirannia di una parte, dentro di noi si apre un varco di dolore, che viene dalle voci non ascoltate.

Parolieri o Parolai

Essere parolieri vuol dire essere poeti, vuol dire avere il potere di incidere la realtà con il contenuto delle parole; parole che possediamo e possiamo usare, così potenti da essere reali, oltre che vere.
Essere parolai vuol dire essere posseduti dalle proprie parole vuote, parlare e disattendere puntualmente con il nostro comportamento quello che diciamo, aderire ad un’immagine di noi che nelle realtà è vuota.

Il dolore del personaggio

Fare questo ci espone al giudizio degli altri, ma soprattutto al giudizio profondo su noi stessi. Mina la nostra autostima, perché anche quando siamo perfettamente innamorati della nostra immagine, una parte di noi si sente abbandonata. Ed è quella parte autentica, che sarebbe invece disposta a far la strada per intero ed arrivare lì con pienezza.
Questo ci espone soprattutto a quel nemico, sempre in agguato, che ci vuole deboli, e mai lo siamo così tanto come quando costruiamo a parole immagini di noi che non possiamo calzare.

I Socials

Sono vetrine e per molti di noi servono a depistare il mondo dalla nostra vera essenza. Dalla paura che ci fa nascondere i nostri punti morbidi, dall’inadeguatezza, che ci fa dipingere diversi da come siamo, dall’esibizionismo, che nasconde il tragico e latente timore di essere guardati e il bisogno di controllare lo sguardo che ci guarda, indirizzandolo.
Da un certo punto di vista i socials, che hanno il grande pregio di unire persone e aiutare le idee a circolare, sono “fatti” proprio per avallare un punto “oscuro” di noi esseri umani, qualcosa che la società contemporanea ha legittimato: essere personaggio va bene, ogni cosa è mediatica, la vista ha il sopravvento sugli altri sensi.
Ma se i nostri figli guardassero il nostro profilo Facebook, ci riconoscerebbero?

Giocattoli in mano al nemico

Lo scollamento tra le nostre parole e le nostre azioni, crea una “tasca” dove prima o poi finisce per frugare una mano “nemica” che ci svuota sempre di più. Ci trastulla, ci soppesa come un fagottino, ci lancia in aria e ci riprende…
Questo non possiamo permetterlo e l’unico modo per evitarlo è riconciliare l’apparenza all’essere, che è come dire anziché somigliare alla maschere, far somigliare la maschera a noi…intanto…

“Fare come se”

Non è facile non aver paura, mollare tutte le strutture difensive e lasciarsi fluire verso il proprio sé autentico. Ci sono delle piccole strategie che aiutano. “Fare come se..” è una, e non significa essere falsi, ma dichiarare a noi stessi l’intenzione di conquistare quell’obbiettivo, agire con costanza nel farlo, usare il coraggio per vedere la distanza dall’arrivo e perdonarci, accogliere la visione chiara e umile dei successi, sentire la passione per quell’allenamento nobile. Il “fare come se..” è un addestramento e quello che lo distingue dalla finzione è il sapere che è una maschera, ma mutevole, provvisoria e possiamo non affezionarci.

Momenti di Grazia

E poi concedersi quei momenti di grazia, nei quali è davvero naturale togliersi il personaggio di dosso e sentirsi per come si è, ed assaporare quella sensazione.
Ho esperienza di alcune cose di questo tipo. La prima è la natura: camminare, osservare, stare in silenzio nella sua aura. L’ascolto della musica e la meditazione. La compagnia dei nostri amati animali. La pranoterapia, che ci porta quell’energia pura in cui è scritta la nostra matrice autentica, che ci colora di noi e ci fa innamorare delle possibilità infinite che sono disponibili oltre il disagio e la paura.

Si… la pranoterapia è la cosa più vicina alla natura che io conosca…..

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